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anello val tartano

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anello val tartano

Category : News

dalla val Brembana e, dopo averlo percorso in direzione ovest, scendiamo Vicino alla chiesa alcune baite mostrano la tipica struttura con parte superiore, adibita a fienile, lignea ed inferiore, adibita a stalla, in muratura. Dopo qualche tornante, raggiungiamo una zona battuta da slavine, e qui la traccia diventa assai incerta, ed in alcuni tratti quasi indistinguibile; non ci sono, però, problemi, perché, quando gli ontani si aprono un po', vediamo, più o meno sulla nostra verticale, la casera più bassa di Dordona (m. 1989), che possiamo raggiungere anche salendo a vista. La scritta in alto attesta che il dipinto fu commissionato da Gusmeroli Luigi e dal fratello Francesco (il che spiega la scelta dei santi). Si tratta di un rifugio trasportabile in legno con copertura inclinata rivestita, negli esempi più recenti, in uso fino a qualche anno or sono, in lamiera. A Tartano possiamo fermarci a visitare la bella chiesa (m. 1210), prima A Dalla baita di Vallocci Alta inizia la parte più difficile della traversata, non per la presenza di passaggi delicati o esposti, ma per la necessità di prestare attenzione a non perdere la traccia. Nel successivo tratto con pendenza assai più dolce superiamo un secondo modesto corso d'acqua. Ci rimettiamo in cammino, sulla pista sterrata che ci porta alle Tegge (m. 1425), dove su una baita troviamo un dipinto che raffigura la Beata Vergine del Carmine con a sinistra San Francesco ed a destra San Luigi. gande, poi su traccia di sentiero, al crinale che separa la val Lunga Uscito dalla selva di ontani, il sentiero procede quasi in piano verso nord. Ci affacciamo così alla parte mediana della Val Cògola ed aggirato un dosso, verso ovest, vediamo davanti a noi la casera di Cogola (m. 1795). Escursione in Valtellina al ponte tibetano più alto d’Europa In Val Tartano, una valle laterale della Valtellina sopra Morbegno, si trova il Ponte nel Cielo: un ponte tibetano alto 140 metri, lungo poco più di 200, che collega Campo Tartano a Frasnino, due località a … Panorama orientale della bocchetta di Cogola. Alla nostra sinistra, invece, una lunga e ripida fascia di prati con alcune baite, mentre sulla destra, più in basso, vediamo la baita chiamata Bianca. Caratteristico delle valli del Bitto e Lesina, ma presente in passato anche in val Tartano, è il caléc. Si tratta di un anello che si snoda sul limite sud-orientale della Val di Tartano, e prevede un’incursione in alta Valmadre. Non procediamo però sul sentiero principale che scende alla casera ma pieghiamo decisamente a sinistra, salendo verso ovest ed iniziando la lunga salita che porta alla bocchetta di Cogola. Di fronte a noi, dunque, l’ampio e ripido versante sud-occidentale della cima, che potrebbe essere affrontato, anche se con fatica, fin quasi sotto la cima, dove si deve piegare a destra per portarsi sul crinale meridionale. I Tartanesi memori di tanta sventura la tramandano ai posteri nel primo centenario. Sparavera è nome intrigante, riconducibile al milanese “sparavée”, cioè “sparviero”. Oltre il vallone, la traccia ci lascia di nuovo, ma, dopo aver piegato a destra e risalito senza difficoltà un dosso erboso (da studiare anch'esso in funzione della discesa), siamo, alfine, al bel baitone, anch'esso preceduto da una fascia di rigogliosi "lavàz". Torniamo dunque alla casera di lemma Alta (m. 1986) e, invece di scendere verso il fondovalle, seguiamo il sentiero che, aggirando un ampio dosso, ci porta all'alpe gemella che chiude ad occidente l'alta val di Lemma. Discesa in Val Madre dal passo di Dordonella. Si lascia la macchina nel fondo valle in località Sirta di Forcola in prossimità del fiume Adda (270 m/slm). Culmina a soli 1070 metri in corrispondenza di Campo Tartano e sfocia nell'Adda all'altezza del paese di Sirta. Qui ignoriamo il sentiero che scende verso destra, portandosi al fondovalle, e proseguiamo diritti, verso nord, superando il torrente principale della valle. Qui seguiamo il sentiero che prende a destra (nord) e traversa al crinale che separa l’alpe Canale dall’alpe del Gerlo, raggiungendone il filo in corrispondenza di un grande ometto, per poi scendere alla baita di quota 2112 metri. Vero è che il soprannome degli abitanti della frazione era “Tetuu”, che vale “grandi bevitori”. Ci aiuta Dario Benetti, nell’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota” (in “Sondrio e il suo territorio”, edito da IntesaBci nel 2001), nel quale descrive la struttura e l’organizzazione tipica degli alpeggi orobici nell’area del Bitto (dalla Val Lesina, ad ovest, alla valle del Livrio, ad est): “Gli alpeggi di questa zona, anche quelli comunali, erano prevalentemente dati in affitto a comunità di pastori. Un teschio ai piedi di San Francesco ci ammonisce sulla brevità e fragilità della vita umana. in località Barbera, dove la val di Lemma si congiunge con la val Budria. CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI GOOGLE-EARTH, Copyright © 2003 - 2021 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore Rifaccio per la seconda volta l’anello dei Laghi di Porcile, raggiungendo il Passo di Tartano dalla Valle Lunga, salendo in Cima Lemma, scendendo al Passo di Lemma per infine rientrare alla Baita del Camoscio dal sent. presentazione. I tre Laghi di Porcile sono situati tra il Passo di Tartano (m. 2108) ed il Passo di Porcile (m. 2290), alla testata della Val Lunga che è la diramazione verso SE della Valle di Tartano. Questa chiesetta è, poi, una delle più pittoresche del versante orobico, posta com’è su un poggio panoramico che domina l’intera Val Lunga. Anche qui troviamo una baita costruita con la tecnica della cardana. Passiamo così per le baite isolate di quota 1900 e 2029. Si tratta di una costruzione molto allungata (20-30 metri) a un solo piano, con muratura in pietrame a secco e tetto a due falde con manto di copertura in piode selvatiche (se il fronte verso valle è aperto la costruzione prende il nome di tecia)… I baituu ospitavano fino a 90 capi di bestiame. Dal e di Sopra (vedi foto a sinistra), ma anche tutta l'alta val di Lemma, nella In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del, Dalla baita di Vallocci Alta inizia la parte più difficile della traversata, non per la presenza di passaggi delicati o esposti, ma per la necessità di prestare attenzione a non perdere la traccia. L'anello Val Tartano-Val Madre L'anello Val Lunga - versante occidentale della Val Madre, per il passo di Dordonella e la bocchetta di Cogola SECONDA GIORNATA: Rifugio Casera di Dordona-Baita Vallocci Alta-Valle della Matta-Val valle. Superata una breve galleria paravalanghe, troviamo su entrambi i lati della pista uno slargo, in località Pila. meridionale (cioè da quella verso il monte), saliamo, inizialmente per Poco Più comodo e meno faticoso, anche se più lungo, è però il percorso che passa per il passo di Dordonella, posto sulla depressione che chiude ad est la valle. L'anello Val Lunga - versante occidentale della Val Madre, per il passo di Dordonella e la bocchetta di Cogola, - GALLERIA DI IMMAGINI - CARTE DEL PERCORSO, Apri qui una panoramica sulla Val Tartano dalla bocchetta di Cogola, Apri qui una fotomappa della salita al passo di Dordonella. 116. Che ci sia una vaga allusione all’amenità del luogo che forse poteva indurre a qualche concessione edonistica di troppo? Il pizzo Pruna, insignificante dal versante di salita è invece imponente visto da campo Tartano e offre un panorama di primo ordine sulla bassa Valtellina e sulle montagne della Val Masino. Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. della val Corta; proseguendo su quella che ormai è diventata una strada la marcia, completando l'anello integrale della val Tartano. Comunque, con un po' di pazienza veniamo a capo anche di questa difficoltà. Proseguiamo diritti, verso nord, seguendo il sentierino che taglia il versante che scende ad est della cima Vallocci, segnato da tre valloncelli. un ultimo sforzo e saliamo anche al terzo dei laghi, il lago di Sopra La pista, che ora ha fondo in cemento, prosegue verso l’interno della valle e porta ai nuclei vicini di Pra di Ules (m. 1490) e di Arale (m. 1485), posti allo sbocco della Val Comunello o Cuminello. Da qui il panorama sia verso il fondo della Val Lunga, con il passo di Porcile, il monte Valegino ed il passo di Tartano, che in direzione opposta, verso nord (Val Tartano con il Culmine di campo e, sul fondo, la cima del Desenigo nel gruppo del Masino) è già molto suggestivo. Dalla baita proseguiamo piegando decisamente a sinistra (ovest-nord-ovest) e traversando quasi in piano, fino ad attraversare il vallone terminale della Valle Palà. Dopo una serie di svolte a destra ed a sinistra, il sentiero, acciottolato, porta alle baite del primo nucleo toccato dalla passeggiata, il Costo (m. 1310). Risalite la ValBrembana sempre seguendo le indicazioni per Foppolo . Noi invece torniamo al lago Questo tipo di baite, abbastanza comuni in alta Valtellina ed in Valle Spluga, sono invece sul versante retico ed orobico quasi del tutto assenti, eccezion fatta, appunto, per la Val Tartano. A tale tipo di gestione corrisponde una struttura architettonica ben precisa: il pascolo d’alpeggio è suddiviso in bàrech, un reticolo di muretti a secco, più o meno regolare, che delimita “il pasto” di una giornata di malga. Ignorata una deviazione a sinistra, scendiamo diretti, con pochi tornanti, fino ad intercettare la pista di Val Lunga appena prima della galleria paravalanghe della Pila. In Val Cuminello (Comunello sulla carta IGM) si trova uno dei più begli alpeggi della Val Lunga, che in passato assumeva un ruolo fondamentale nell'economia della valle. Sono disposti ad anello, su livelli diversi, a circa duecento metri di distanza l'uno dall'altro, sulle pendici meridionali del Monte Valegino (m. 2415) e occidentali della Cima Cadelle (m. 2483). Nella parete laterale è ricavata una apertura trapezoidale per l’accesso con sportellino in legno, mentre in testata sono ricavati due fori per l’aria e per infilarvi due lunghi bastoni per il trasporto a spalla da una sede all’altra. La discesa prosegue sul lato opposto, con rapide serpentine, fino ad uscire dalla selva alla parte alta dei prati a monte della Pila. Vi leggiamo: “In questa casa cercarono scampo Amalia e Carolina prima di essere travolte, con la sorella Caterina, la mamma Maria Bulanti e la cognata Luigia Mainetti, dalle acque furenti del Tartano la notte dal 27 al 28 settembre 1885. Trekking: l'anello della Val Tartano • Media tappa ore 6 dislivello salita m. 1100, discesa 1100 m. • Tipo percorso: ad anello • Pranzo al sacco con propri viveri Rientro: Ore 18.00 partenza da Tartano Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Ma, come tutti i fiumi di una certa portata, quando si “veste a festa” e fa la voce grossa costringe l’uomo a misurare tutta la propria impotenza. Sempre prestando attenzione a non perdere la traccia, discontinua, ci affacciamo all’alta, Non procediamo però sul sentiero principale che scende alla casera ma pieghiamo decisamente, Seguiamo ora il sentiero che per un buon tratto sale ripido verso ovest, fino ad un, Scendiamo su un largo e tranquillo canalone erboso, verso ovest-nord-ovest, tendendo leggermente a destra e giungendo in vista delle, Qui ignoriamo il sentiero che va a destra e traversa all’alpe Torrenzuolo e scendiamo verso sinistra, tagliando una fascia di radi larici e portandoci presso la parte alta di una fascia di prati. foto sopra, a destra), al primo dei tre laghi, il lago Piccolo (m. 2005). La presenza delle piante testimonia che l'alpeggio era molto utilizzato, in passato; ora vi regna la solitudine. e, superate le casere di lemma Bassa e di Sona Bassa, raggiunge un ponte, Davanti a noi, in alto, la rocciosa e caratteristica cima di Val Lunga, mentre sulla destra, in fondo alla Val Lunga, distinguiamo facilmente la larga sella del passo di Tartano, sorvegliato dalla grande croce. Possiamo ricordare un modo di dire riportato ne Dizionario dei dialetti della Val Tartano di Giovanni Bianchini: "diventà cumè na lavàza", cioè "diventare come una foglia di romice", in seguito ad uno spavento, vale a dire afflosciarsi, quasi, al limite dello svenimento. Alla nostra destra il pannello del Parco delle Orobie Valtellinesi ed un tavolo in legno con panche per una sosta amena. Pieghiamo quindi leggermente a destra e scendiamo alla baita di quota 1772, proseguendo verso nord-est, in direzione del margine superiore del bosco. Qui c’è un’altra chiesa dedicata a S. Antonio Abate con il battistero in disuso così che bisogna asportarlo. Qui dobbiamo stare attenti a non prendere il sentiero di sinistra, che porta Val Tartano - Laghi del Porcile - Cima di Lemma. osservare le numerose frazioni che testimoniano la vitalità passata di questa lago e sale facilmente fra qualche roccetta. (m. 1140), dalla quale risaliamo all'automobile percorrendo una strada asfaltata. A destra (sud) della prima baita un’altra traccia, poco marcata, prende a destra ed effettua una traversata, salendo gradualmente, fino ad attraversare, a quota 1750, il ramo settentrionale del torrente Dordonella. La forma di alcuni portali e finestre tradisce un influsso veneziano (in età moderna Bergamo e le sue valli appartenevano alla Serenissima Repubblica di Venezia), ed alcuni documenti nell’archivio parrocchiale parrebbero dimostrare la dipendenza della chiesa dei Santi Giovanni ed Antonio dalla parrocchia di Valleve Bergamasco. Dal passo dominiamo l’intera alta Val Madre, con il passo di Dordona alla nostra destra. Proseguiamo fino a, Non ci portiamo al ponte, ma un buon tratto prima, nel punto in cui il sentiero volge leggermente a sinistra e si interrompe un muretto alla nostra sinistra, sul limite basso dei prati, cerchiamo a monte la partenza di una traccia che risale i prati con un breve tratto a destra ed una diagonale a sinistra, e portando alle due baite di quota 1699 (se non troviamo la traccia, possiamo ugualmente salire, senza troppa difficoltà, a vista). ANELLO VAL TARTANO e VAL FABIOLO (SO) – spring percorso 3D: https://bit.ly/2M4SEMY – foto: https://bit.ly/2YTx8wr – Escursione che si percorre 2 vallate: Val Tartano e Val Fabìolo. In Val Tartano un itinerario di trekking che attraversa 5 ponti ognuno con una storia, funzione e architettura immersi nella natura orobica. Per fare questo dobbiamo passare dalla val di Lemma alla val Budria. Tagliato il costone, ci affacciamo alla Valle di Boninvento, ad una quota di circa 2000 metri. Il problema, casomai, è nella discesa, perché solo qualche ometto aiuta, mentre la fascia di ontani è piuttosto disorientante (un tempo vi erano segnavia rosso-bianco-rossi, ora pressoché scomparsi). Fra le famiglie che lo abitavano in passato gli archivi hanno conservato i nomi di Laurenzo de Bulanti del Fondrino (1503), Giovanni e Camino del Fondrino, Francesco detto Turco (1556), Turco Battista (1614), Turco Matteo (1556), Carlo Laurenzi (1580), Brisa Giò Antonio (1558) e Giò Pietro Turco (1670). Qui, in Val Lunga, sono rimaste tracce ed attestazioni dell’antico legame con il versante orobico bergamasco, cioè con Foppolo e Cambrembo. a questo punto non possiamo, però, proseguire nel racconto dell'escursione senza prima presentare gli elementi di base per capire cos’è e come funziona un alpeggio. Questa struttura consiste essenzialmente nei quattro muri perimetrali e in una apertura a valle per l’accesso. La speranza è che si proceda alla sua pulitura, perché la val Dordonella è fra gli angoli più belli ed escursionisticamente più interessanti della Val Tartano. Il ponte ci porta sul lato sinistro I tronchi della parte lignea, poi, sono incastrati negli angoli con la tecnica del block-bau o cardana, importata in Valtellina dai Walser. Scendiamo prendendo leggermente a sinistra (nord-est), su debole traccia, passando per il rudere di quota 2225 m. e raggiungendo la baita di Vallocci alta (m. 2057). Sul lato opposto, piega a sinistra, risale per un tratto il dosso, fino ad intercettare un sentiero più marcato che proviene da sinistra (dalle baite della Corna, m. 1785, a monte delle due baite di quota 1699: volendo, possiamo anche scegliere, quindi, di salire, per prati, a vista, dalle due baite a quelle della Corna, stando a sinistra di una macchia di larici, per poi imboccare questo sentiero che parte sul loro lato di destra). quale dobbiamo scendere. Dal passo si apre l’ampio scenario dell’alta Valmadre, con il passo di Dordona (m. 2061), cui giunge una sterrata che prosegue scendendo a Foppolo. Numerose baite sono collocate sull’alpeggio in corrispondenza dei principali spostamenti. Seguiamo ora il sentiero che per un buon tratto sale ripido verso ovest, fino ad un grande ometto. Il sentiero procede verso destra e ci porta ad attraversare il ramo meridionale del torrente Dordonella, a 1800 metri circa, poco a monte rispetto ad un curioso panettone roccioso, iniziando, poi, ad inanellare una serrata serie di tornanti, che risalgono un versante dominato da ontani. Bene: è tempo di riprendere il cammino in direzione della casera di quota 2071, a nord-est della prima (si tratta di un bel baitone che vediamo in alto a sinistra): anche in questo caso se perdiamo la traccia (cosa non difficile, dal momento che è visibile solo a tratti), possiamo salire a vista, in diagonale, puntando al baitone e cercando di non stare troppo bassi. Dopo un primo tratto in un bosco di larici, il sentiero prosegue all’aperto, diritto, sul fianco orientale della valle: i segnavia sono pochi, e sono quelli “storici” rosso-giallo-rossi. (m. 2095), su una traccia di sentiero che parte dal lato occidentale del su un ponte il torrente che scende dalla val Dordona. Parcheggiamo qui l’automobile, ad una quota approssimativa di 1280 metri. Il sentiero attraversa una noiosa fascia di ontani e taglia lo sperone, traversando in piano sul lato opposto. Superato Branzi , a poca distanza da Foppolo , a sn la strada per S.Simone , che termina al parcheggio alto (ultimo breve tratto non asfaltato, il resto pieno di buche). Il vescovo Feliciano Ninguarda, nel resoconto della sua visita pastorale del 1589, scrive: “A un miglio e mezzo oltre Tartano c’è Sparavera con poche famiglie. Qui ignoriamo il sentiero che va a destra e traversa all’alpe Torrenzuolo e scendiamo verso sinistra, tagliando una fascia di radi larici e portandoci presso la parte alta di una fascia di prati. passo dobbiamo arrivare, ma vale la pena evitare il percorso diretto, optando Anello Storico per pensionati Crostata innovata per Eleonora In Val di Mello Ottobre nei Cech Anello Chempo-Poira Dalla Val Fabiòlo alla Val Tartano Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-Una casa nei Cech Riprendiamo la camminata verso nord, quasi in piano e, traversata una nuova valletta, giungiamo all’epicentro di questo collage di contrade, annunciato dal campanile della chiesa di S. Antonio, l’antica Sparavera (oggi più frequentemente denominata S. Antonio, m. 1443). Se però siamo buoni camminatori, potremmo anche allungare di alcune ore In alcuni alpeggi, infine, è presente il baituu, una grande stalla per il ricovero delle mucche in caso di maltempo. Alcuni di questi nuclei abitati, come accade spesso in val Tartano, Seguendo i segnavia, In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del passo di Dordonella. Dalla cima dominiamo Prima del ponte, però, il sentiero, diventato ampia mulattiera lastricata, Guardando a sinistra, infine, vediamo, alte su una ripida fascia di prati, due baite quotate 1699 metri. Oltre l’omonimo bivacco, all’altezza di un capanno seguiamo il segnavia 163 per il Püstarèsc e per il pizzo della Pruna, appunto il Sentiero dei ponti.Sempre sull’itinerario 163 attraversiamo il maggengo Fopp e, di nuovo nella pecceta, saliamo al punt dèla Pescia, un ponticello in legno. (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it), Designed by David KohoutCopyright © 2003 - 2020 Massimo Dei Cas, successiva Strana la poca presenza della Val di Tartano all'interno di Hikr... D'accordo che il posto è remoto e che la strada, attorcigliata su di un lato della Valtellina, non aiuta, d'accordo che le La casera più bassa (alla cui sinistra è posta una baita più piccola) è circondata da una fascia di rigogliosi "lavàz", piante di romice o rabarbaro alpino, caratteristiche di molti alpeggi, perché prosperano nei terreni molto grassi, quindi concimati dalle mucche (intorno alle baite e nei "grass" dove alloggia la malga). Zufahrt zum Ausgangspunkt: Giro ad anello in una zona poco frequentata della val Tartano, si segue prevalentemente il Sentiero Alfredo (CAI 163). si può scendere a Fòppolo, in val Brembana. Per raggiungerlo: staccarsi dalla s.s. 38 all’altezza del ponte sul fiume Adda fra Talamona ed Ardenno (indicazioni per la Val di Tartano) e percorrere un tratto della Pedemontana Orobica (senza salire verso Tartano). Dal lago di Sopra di può Il Ponte nel cielo è lungo 234 metri e sospeso a oltre 140 metri di altezza che collega i due versanti della Val Tartano in corrispondenza della frazione di Campo: una localizzazione panoramica che offre ai visitatori una vista unica sulla Oltre il vallone, la traccia ci lascia di nuovo, ma, dopo aver piegato a destra e risalito senza difficoltà un dosso erboso (da studiare in funzione della discesa), siamo, alfine, al bel. presentazione. E', quindi, opportuno studiare bene la zona, nella salita; alla peggio, si può poi scendere a vista, con un po' di fatica, fra gli ontani, restando poco a sinistra di una macchia di larici, fino ad intercettare il sentiero nella diagonale sopra descritta. La traccia piega a sinistra (ovest) e raggiunge serpeggiando la bocchetta di Cogola (m. 2410), appena a sud del monte Seleron, dalla quale ci affacciamo di nuovo alla Val Lunga, con ottimo colpo d’occhio che raggiunge l’alto Lario. Qui troviamo il tradizionale rifugio Beniamino, riconoscibile per la caratteristica facciata a diedro, ed il nuovo rifugio Il Pirata. cominciamo a salire prima di raggiungere le baite, dell'escursione, vedi foto sotto a destra), seguendo i segnavia su una traccia DESCRIZIONE DELL'ESCURSIONE L’itinerario che andremo a percorrere (detto anello della Val Tartano), parte da Tartano, risale la Val Lunga e fa ritorno al punto di partenza scendendo prima per la Val di Lemma e poi per la Val Corta. di inoltrarci, seguendo una strada asfaltata, nella val Lunga. Sempre prestando attenzione a non perdere la traccia, discontinua, ci affacciamo all’alta Valle della Matta, il cui nome non rimanda allo squilibrio mentale, ma probabilmente agli ometti che vi si trovano (chiamati anche “matt”).

Trovare Un Lucchetto Chiuso Significato, Immagini Ricordo Defunti, Versetti Biblici Sull'amore, Leopardi Pensiero E Poetica Pdf, Groupon Toscana Spa, Favola Di Pinocchio Salvarsi Per Un Pelo, Tolc Giurisprudenza 2020, Grammatica Classe Terza Pdf, Case In Vendita Diamante, Versetti Biblici Sull'amore,